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CYBER RISK E SANITÀ:
PERCHÉ OGGI ANCHE LO STUDIO MEDICO DEVE DIFENDERSI

A cura dell’Avv. Marianna Rillo, ufficio legale Club Medici

La digitalizzazione ha trasformato in modo significativo il lavoro delle professioni sanitarie. Cartelle cliniche elettroniche, sistemi di archiviazione delle immagini diagnostiche, piattaforme di telemedicina, software gestionali e strumenti di prenotazione online consentono oggi ai professionisti di operare con maggiore efficienza, velocità e precisione. Tuttavia, a questi benefici si affianca un rischio sempre più concreto: quello degli attacchi informatici.

Quando si parla di cyber attacchi, si pensa spesso a grandi ospedali o a grandi aziende. In realtà, negli ultimi anni i criminali informatici hanno rivolto sempre più attenzione a studi professionali e piccole strutture sanitarie, considerate meno protette e quindi più facili da colpire.

Uno studio medico gestisce ogni giorno una grande quantità di dati sensibili: cartelle cliniche, referti, immagini diagnostiche, dati anagrafici, documenti amministrativi, recapiti telefonici ed email. Queste informazioni, oltre ad avere un valore fondamentale per la cura del paziente, sono anche molto appetibili nel mercato illegale, dove possono essere utilizzate per frodi, estorsioni o furti di identità.

Un caso tipico riguarda gli archivi digitali delle immagini diagnostiche. Strutture come centri radiologici, studi odontoiatrici o ortopedici conservano migliaia di radiografie, TAC, risonanze magnetiche e fotografie cliniche. Se un attacco informatico rendesse inaccessibili questi dati, l’attività sanitaria potrebbe bloccarsi improvvisamente, impedendo diagnosi e controlli clinici.

Tra le minacce più diffuse rientrano gli attacchi ransomware: malware che criptano dati o sistemi e richiedono un riscatto per ripristinarne l’accesso. È importante sottolineare che pagare non garantisce il recupero dei dati né la loro integrità e può, anzi, favorire ulteriori attacchi.

Non tutti gli attacchi sfruttano vulnerabilità tecniche. Spesso i cybercriminali utilizzano tecniche di ingegneria sociale, inducendo il personale a compiere azioni rischiose senza rendersene conto. Email di phishing, telefonate fraudolente (vishing) o messaggi ingannevoli (smishing) imitano comunicazioni di fornitori, enti o servizi utilizzati dallo studio. Questi messaggi invitano a inserire credenziali, aprire allegati o cliccare su link malevoli. Oggi risultano sempre più credibili anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale, che consente di creare comunicazioni estremamente realistiche. Di conseguenza, anche operatori esperti possono essere tratti in inganno. Un solo clic può consentire a un aggressore di entrare nella rete dello studio. Le conseguenze possono essere gravi: blocco dei sistemi, furto di dati, diffusione non autorizzata di informazioni sanitarie, alterazione di documenti o richieste di denaro.

Il rischio non riguarda solo i dati clinici. Anche dispositivi apparentemente secondari possono diventare punti di accesso. Ad esempio, sistemi di videosorveglianza non adeguatamente protetti possono essere violati, permettendo l’accesso a immagini registrate o in tempo reale. Allo stesso modo, computer di segreteria, piattaforme di prenotazione, software per l’invio dei referti o dispositivi medicali connessi alla rete possono rappresentare vulnerabilità.

Va inoltre ricordato che i dati sanitari sono tra le informazioni più tutelate dalla normativa sulla privacy. Una violazione può comportare non solo danni operativi e reputazionali, ma anche obblighi legali rilevanti, come la notifica all’autorità di controllo e la comunicazione ai pazienti coinvolti, oltre a possibili sanzioni e richieste di risarcimento.

Anche i costi di gestione di un incidente informatico possono essere elevati: interventi tecnici urgenti, ripristino dei sistemi, recupero dei dati, consulenze legali, gestione della comunicazione e perdite dovute all’interruzione dell’attività.

Questi rischi non riguardano solo i singoli professionisti, ma anche cliniche private e strutture sanitarie più complesse, dove i sistemi informatici gestiscono contemporaneamente grandi quantità di dati, infrastrutture e dispositivi connessi.

Un attacco informatico può quindi compromettere non solo i dati, ma l’intera operatività della struttura, con effetti diretti sull’organizzazione del lavoro e sull’assistenza ai pazienti.

Per questo motivo, la cyber sicurezza è oggi un tema centrale per tutto il settore sanitario, dal singolo specialista – ginecologo, ortopedico, odontoiatra, dermatologo – fino alle realtà più strutturate.

Oltre alle misure tecniche, sta diventando sempre più importante un approccio organizzativo al rischio cyber: definire procedure interne, formare il personale, eseguire backup regolari, mantenere aggiornati i sistemi e valutare attentamente la sicurezza delle tecnologie utilizzate.

Sempre più strutture stanno inoltre considerando soluzioni assicurative specifiche per i rischi cyber. Queste coperture non offrono solo un indennizzo economico, ma anche servizi immediati in caso di attacco, come supporto tecnico, analisi dell’incidente, recupero dei dati, assistenza legale e gestione della comunicazione.

In un contesto sanitario sempre più digitale, proteggere i sistemi informatici significa tutelare la continuità dell’attività, la sicurezza delle informazioni e la fiducia dei pazienti. Per questo, il rischio cyber non può più essere considerato un problema lontano o puramente tecnico, ma una componente essenziale nella gestione di uno studio medico moderno.


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